FASHION 3D? OPPURE 3D FASHION?

Affascinati dalle nuove tecnologie e dalla Rivoluzione Digitale lo siamo sempre stati. Di stampa Tridimensionale abbiamo scritto in passato raccontando di case di carta, stampate in una settimana, ed erette ai freddi del Nord Europa.

Ma l’ingresso nel MoMa- Museum of Modern Arts di un abito- il Kinematic Dress- dal nome della società che l’ha stampato e le previsioni di vendita di stampanti 3D, formulate dai top vendor di settore per il biennio 2015-16 – Hewlett Packard in primis- c’inducono a rifocalizzare la nostra attenzione.

Fashion in 3D?
Ebbene, dopo Parigi 2013 pare che LA tendenza, anche nel settore dell’abbigliamento sia quella di creare involucri protettivi del corpo umano con la stampa digitale. Il progresso compiuto sia in termini di software che di hardware consente plasticità e leggerezza.
Il Kinematic Dress lo dimostra: interamente stampato in 3D, è uscito come un pezzo intero ed unico dalla sala stampa di Shapeways – una venere nera dell’IT che obbedisce all’algoritmo dello Studio di Nervous Art e non al DNA. Non cellule d’acqua ma nylon, anzi 2270 triangoli di nylon collegati da 3316 cerniere. Ed un movimento fluido. Esempi in natura si conoscono già: tutti i rettili sono coperti di scaglie rigide che consentono estrema flessibilità.

Le tendenze nelle capitali della moda.
A Berlino hanno deciso di lanciarsi nella declinazione HiTech della moda; patria dello sportswear, la Germania del Design Research Lab (DR LAb) sta sperimentando le più svariate applicazioni tecnologiche su tessuti e capi di abbigliamento. Ne escono tessuti intelligenti integrati con computer, cellulari e sistemi di navigazione adatti sia a migliorare le performances di coloro i quali hanno deficit motori o sensitivi o cognitivi. Secondo i ricercatori del DR Lab, è il momento dei tessuti non convenzionali, dei nuovi materiali, di una fase della manifattura pre-industriale. E, pure, di un inizio di mercato dell’abbigliamento tecnologico se, come pare, la Tech Fashion o Wearable IT ha generato, solo in Germania, 470 milioni di Euro di fatturato nel 2014.
A New York, la città di New York attraverso il fondo NyC Economic Development Corp. mette a disposizione 8 milioni di dollari per il piano Industrial Modernization Initiative. Lo scopo è attirare 300 giovani designer su un’area di 48mila metri quadrati nella zona di Sunset Park affinchè lavorino all’Innovazione dei tessuti, dell’abbigliamento e delle nuove Tecnologie indossabili. I lavori di costruzione del Manufacturing Innovation Hub for Apparel, Textiles & Wearable Tech sono appena cominciati e si concluderanno a novembre 2015.
A Parigi, già dal 2013, si propongono creazioni tecnologiche sulle passerelle dell’ Alta Moda. Iris van Herpen, eclettica fashion designer olandese, lavora in team con scienziati e tecnici. Il suo pensiero:

” In all my work I try to make clear that fashion is an artistic expression, showing and wearing art, and not just a functional and devoid of content or commercial tool. With my work I intend to show that fashion can certainly have an added value to the world, that it can be timeless and that its consumption can be less important then its beginning. Wearing clothing creates an exciting and imperative form of self-expression. ‘Form follows function’ is not a slogan with which I concur. On the contrary, I find that forms complement and change the body and thus the emotion. Movement, so essential to and in the body, is just as important in my work. By bringing form, structure and materials together in a new manner, I try to suggest and realize optimal tension and movement.”

Iris van Herpen non è l’unica designer ad aver intrapreso con decisione la via dell’iT. Le scarpe sono terreno di sperimentazione della cinese Mary Huang, fondatrice di Continuum, che realizza i suoi modelli con piccole stampanti 3D da scrivania.
E gli abiti 3D sono anche il banco di prova di testimonial coraggiose, come la morbida Dita Von Teese che a Manhattan ha raccolto le sue sinuosità in un abito nero total 3D.
A Milano, Roma, Firenze non abbiamo preso visione di Avanguardia della Moda..eppure Arduino è stato “montato” ad Ivrea all‘Interactive Institute di Ivrea (IDII). Arduino è uno dei più noti progetti di open source hardware (OSH), dispositivi progettati nella stessa maniera dei software aperti con l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti le informazioni di progettazione dell’hardware, dagli schemi ai dati del layout dei circuiti stampati. Arduino è molto usato anche nella progettazione di stampanti 3D consumer (quelle che tutti possono comprare n.d.r.), in effetti gli autori hanno reso disponibili le specifiche, i file di progetto, il software di controllo (con licenza GPL) e la documentazione. Soltanto il marchio Arduino è protetto. Chissà se nei nostri Istituti di Fashion Design si parla di Arduino e di Wearable IT?

Che si fa nella distribuzione italiana della moda?
In Stati Uniti, Germania, UK, Korea i negozi comprendono appositi IT Fitting Rooms. Spazi dove l’interazione fra consumatore e tecnologia fa da sfondo ludico all’esperienza d’acquisto. In pratica i Test Laboratories sono nei punti vendita e le strategie sono inconsapevolmente definite dai consumatori. Intorno a questi Laboratori Esperienziali crescono le soluzioni software che possono e vengono utilizzate nell’e.commerce. Le Digital Fitting Rooms sono: consigli taglia, scanner del corpo, soluzioni 3D, modellazione individuale 3D, cabina prova con simulazione 3D, modella 3D con capacità di cambio abiti, realtà aumentate, modelle reali.
Fashion 3D? oppure 3D Fashion? Lasciateci i vostri commenti e buona galleria a tutti.

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