UNDRESSED: BREVE STORIA DEL PUDORE

A Londra, al Victoria & Albert Museum, su iniziativa di Agent Provocateur e Revlon, si ripercorre la storia occidentale del pudore con un’accurata esposizione di culotte, reggiseni, corsetti, biancheria intima che le nostre prozie ed antenati hanno usato nel corso di tre secoli.

Perchè a Londra si senta l’esigenza di raccontare in una mostra, l’immaginario del desiderio degli ultimi 300 anni, non ci è chiarissimo.

Forse una risposta ad una caduta dei consumi di mutande e reggipetti?

Un tempo le “scostumate” portavano mutande orlate di pizzo lunghe fino ai polpacci. Oggi le scostumate chi sono? Forse quelle che si vestono di lingerie costosissima? Oppure quelli che usano lingerie femminile per incantare il pubblico dell’Eurofestival?

Ed è davvero seduttiva la lingerie? O abbiamo perduto, noi occidentali, la fascinazione del packaging che viceversa conservano in altre culture? Magari per eccesso di delusioni dopo lustri di imbottiti, push up anteriori per lui e per lei, push up posteriori per lui e per lei.

Che sia molto più seducente, adesso, una lunga tovaglia nera omnicomprente, così penitenziale e tanto vista nelle icone di arte sacra, magari non dipinta di buio ma di un bel azzurro lapislazzulo?

E di questa eredità culturale ed artigianale, che la mostra “Undressed: a Brief History of Underwear” mette in scena dal 16 aprile 2016 al 12 marzo 2017, ne trarranno giovamento anche i 1.810  produttori italianie gli oltre 15mila addetti del settore lingerie?

Vale la pena ricordare che, per il nostro tricolore, che non dedica una mostra lunga un anno alla storia dell’intimo, l’export di settore vale oltre 2 miliardi (dati 2015). E che la filiera dell’abbigliamento intimo ha subito una cura dimagrante del 18% nel corso degli ultimi 5 anni.

Mica corsetti con stecche di balena!

Se, poi, il mito del maschio latino si sia appannato e di conseguenza le donne europee e russe abbiano deciso di non indossare più il packaging della seduzione tricolore…beh…andrebbe verificato.

I dati relativi alle esportazioni sono significativi: va in Europa il 77,4% dei nostri prodotti, ma è in leggera diminuzione (-0,6%). Le Fraulein preferiscono italiano a turco e comprano un bel +7,5%, come pure le senoritas d’Espagna (+6,5%) e le algide Britanniche (+13,4%).

In Isvizzera e Russia ci abbandonano.

Per le Asiatiche restiamo in cima ai sogni proibiti (+14,4%)

Mostra “Undressed: a Brief History of Underwear“, Londra, V&A Museum,

16 aprile 2016 al 12 marzo 2017

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